venerdì 19 giugno 2009

Noemigate: parte seconda

Oggi la Pravda (Il Giornale, per chi mancasse di senso dell'umorismo o per chi avesse rimosso la storia precedente al 1989) pubblica in prima, in quarta e in quinta pagina, le gigantografie del servizio fotografico in lingerie di Patrizia D'Addario, la gola profonda (non ci sono doppi sensi) di quello che, come ad altri, mi piace definire il "Noemigate parte seconda". Il fine, per proteggere la reputazione sempre più pecoreccia del nostro premier, è naturalmente quello di screditarla facendola passare per una "mignotta qualunque", una per niente attendibile perché donna di facili costumi.



La macchina propagandistica del capo del Governo è formidabile: nel giro di 24 ore ha censurato l'inchiesta di Bari sui Tg nazionali, ha rigirato la frittata mettendo Massimo D'Alema al centro di tutto, e sul quotidiano governativo ha pubblicato 10 pagine di ricostruzioni che incensano il premier infangando i suoi accusatori.

Quello che mi colpisce è soprattutto la presunzione con la quale si muove il miglior ufficio stampa d'Italia: è sicuro di rivolgersi a dei babbei incapaci di fare 2+2. E forse ha ragione.

Basta digitare "Mara Carfagna" su Google per trovare una serie di fotografie di tette e culi più lunga del curriculum governativo della ministra e del book osé della D'Addario. Ma sì sa: la D'Addario è una zoccola, la Carfagna è "il più bel ministro del mondo".



Vogliamo trovare un colpevole per questa situazione: non cerchiamo in parlamento, cominciamo guardandoci allo specchio.

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