Questa mattina mi fermo al semaforo con la moto. Mentre attendo infreddolito che scatti il verde, sulle strisce davanti a me passano due mamme, con stormo di figli al seguito, che stavano andando in direzione della scuola elementare che ho frequentato anche io quando ero bimbo. La cosa particolare è che la prima aveva la pelle nera, la seconda portava il velo sul capo.
La multietnicità di questo mini-corteo avviato verso una scuola altrettanto multietnica ha liberato per un momento la mia mente dalla cronaca quotidiana, dal magrebino spacciatore all'albanese sfuttatore, dal keniota stupratore al rumeno topo d'appartamento. Ho ripensato a quello di cui son convinto da sempre: l'immigrazione non è tutta un male e non tutti gli immigrati sono delinquenti, anzi. Insieme ai galeotti extracomunitari ci saranno sempre i galeotti italiani, indiscutibile che i primi, almeno a breve termine, saranno sempre di più, perché sono loro, adesso, la fascia più debole della nostra società. Purtroppo la povertà, se non è supportata da cultura e morale, quasi sempre sfocia nella delinquenza, vale anche per gli italiani.
Un altro pensiero che ho avuto è stato proprio per quei bambini multicolori che mi passavano davanti. Quando io frequentavo la loro scuola, nelle vicinanze c'era un campo zingari e, com'è naturale che faccia una società civile, i bambini del campo venivano portati in classe con noi. Lo ammetto, la convivenza non era facile: innanzitutto eravamo pieni di preconcetti, ahimé talvolta confermati, sugli zingari che rubano e che rapiscono i bambini; in secondo luogo puzzavano. Non esagero, non è un'approssimazione. Quei bambini puzzavano, era davvero difficile stargli vicino. Insomma, al preconcetto culturale si aggiungeva anche l'ostacolo fisico. Come funziona oggi, invece, per i bimbi italiani insieme a quelli figli di immigrati, bimbi che sicuramente sono nati qui?
Spero che le cose vadano meglio, forse sì. Naturale, i preconcetti ci sono sempre, e i 20 telegiornali terroristici che ogni giorno escono dalla redazione alla ricerca del mostro di colore non aiutano. Ma dall'altra parte non è inusuale sentire un bimbo nero parlare con accento piemontese, romano, o un figlio di magrebini parlare con accento veneto, emiliano. Forse sono loro la società dell'integrazione, noi oggi viviamo una dura fase di attrito, di conflitto, che si risolverà con quattro bimbi, uno italiano, uno cinese, uno algerino e uno rumeno che parlano insieme delle figurine di Dragonball. Spero che sia proprio così.
Poi è scattato il verde e sono andato a lavorare.
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